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È legittima la scelta del comune di richiedere, in un bando di gara per la raccolta di r.s.u., il “requisito identico” di aver svolto raccolta porta a porta.

Con la sentenza n. 3194/2017 il Consiglio di Stato ha sancito che non è illegittima la scelta operata da un comune di richiedere, quale requisito tecnico per partecipare ad una gara pubblica, di aver espletato, negli anni precedenti, l’identico servizio di raccolta di rifiuti porta a porta.
Nello specifico, l’impresa ricorrente lamentava l’illegittimità di una clausola del bando di gara – quella che prescriveva il possesso del requisito appunto – denunciando l’illegittimità per eccesso di potere sotto il profilo dell’illogicità manifesta (l’illegittimità di una clausola escludente del bando, che imponeva la prova di aver svolto servizio di raccolta "porta a porta" con determinate caratteristiche quale requisito tecnico necessario per partecipare alla gara per il servizio di raccolta "porta a porta").
Tale censura non è stata accolta dal Collegio, che l’ha ritenuta, difatti, infondata. In particolare, il Consiglio ha ritenuto che “In proposito può osservarsi che la previsione della necessaria prova dello svolgimento di servizi identici a quelli da svolgere - nel caso di specie servizi di raccolta "porta a porta" in luogo di generici servizi di raccolta differenziata di r.s.u. - non è illegittima se conforme ai canoni di adeguatezza e proporzionalità, tenuto conto dell'oggetto concreto dell'appalto e delle sue specifiche peculiarità (Cons. St., Sez. V, 16 gennaio 2012, n. 140, proprio con riguardo al servizio "porta a porta”).
La giurisprudenza ha, infatti, costantemente e tradizionalmente (si veda, ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 23 gennaio 2006, n. 206) riconosciuto tale potere dell'amministrazione, individuando come limite al suo esercizio il rispetto del principio di proporzionalità in relazione all'oggetto del contratto da affidare a terzi (posizione poi recepita anche sul piano normativo: si veda quanto previsto dagli articoli 73, comma 3, e 74, comma 5, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, applicabile ratione temporis; norme che, insieme a quelle contenute negli articoli da 41 a 45 del medesimo codice, costituiscono la base giuridica del potere di prevedere requisiti ulteriori di capacità speciale). Indirizzi giurisprudenziali che hanno trovato piena conferma anche nel diverso quadro normativo risultante dall'introduzione del principio di tassatività delle cause di esclusione (di cui all'art. 46, comma 1-bis, del citato d.lgs. n. 163 del 2006).
Nel caso di specie - come evidenziato anche nella memoria del Comune del 22 ottobre 2015 (p. 14) -, la raccolta "porta a porta" costituisce una specifica modalità esecutiva del servizio, che implica una determinata e peculiare organizzazione non solo della prestazione ma della stessa impresa e postula, pertanto, una specifica struttura aziendale; in tal senso si è rilevato in giurisprudenza, con riguardo ai servizi svolti "porta a porta", che "ciò che deve essere provato è la capacità di eseguire una raccolta distribuita sul territorio, con passaggi molto frequenti" (così T.A.R. Lazio, 5 febbraio 2014, n. 380); le differenze strutturali della raccolta "porta a porta" sono, inoltre, sottolineate anche dalla citata sentenza del Consiglio di Stato, Sez. V, n. 140 del 2012, con argomento adesivo alla difesa municipale ("quelli di raccolta differenziata e di raccolta porta a porta sono due concetti nettamente diversi, in quanto il primo si sostanzia di per sé nella semplice raccolta stradale presso appositi cassonetti e/o campane, laddove il secondo è definito, invece, dallo svolgimento del servizio presso ciascun singolo domicilio; infine, l'espletamento delle due prestazioni ha luogo con modalità e veicoli differenti"). In tale contesto la dimostrazione del previo svolgimento di servizi identici configura una condizione di esecuzione strettamente collegata all'oggetto dell'appalto in materia ambientale.
La scelta di richiedere la prova del previo svolgimento di servizi identici appare, quindi, nella fattispecie in esame, conforme ai predetti canoni di adeguatezza e proporzionalità”.
Nonostante la citata sentenza faccia riferimento al vecchio Codice dei Contratti, va evidenziato che la giurisprudenza amministrativa prevalente, anche avuto riguardo al d.lgs. n. 50/16, afferma la possibilità per le stazioni appaltanti di richiedere, quale requisito per partecipare, agli operatori economici di dimostrare di aver svolto servizi “identici” a quelli oggetto dell’appalto.
Avv. Giuseppe Acierno