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Abusi edilizi in area demaniale marittima.

Il reato di realizzazione abusiva in area demaniale marittima, di cui agli artt. 54 e 1161 del Codice della Navigazione ha natura di reato istantaneo, in quanto la consumazione si ha con l’ultimazione delle opere che costituiscono l'innovazione, a meno che non si determini un ampliamento abusivo dell'area già occupata, nel qual caso si configura il reato di occupazione arbitraria a natura permanente.
Con l'enunciazione di questo principio, il Supremo Collegio, con la sentenza n. 26249/2018, ha accolto il ricorso proposto contro la sentenza con la quale il Tribunale di Ferrara aveva condannato il concessionario di uno stabilimento balneare alla pena di € 516 di ammenda per il reato di cui all'art. 1161 del Codice della Navigazione per aver realizzato un'opera abusiva, poi demolita.
La materia è disciplinata dagli artt. 54, a mente del quale “Qualora siano abusivamente occupate zone del demanio marittimo o vi siano eseguite innovazioni non autorizzate, il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino … e, in caso di mancata esecuzione dell'ordine, provvede d'ufficio, a spese dell'interessato”, e 1161, ai sensi del quale “E' punito con l'arresto fino a sei mesi ovvero con l'ammenda fino a euro 516 qualora il fatto non costituisca un più grave reato … chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o … ne impedisce l'uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate”, del Codice della Navigazione, i quali prevedono due distinti reati: quello di abusiva occupazione di spazi del demanio marittimo e quello di esecuzione su tali spazi di innovazioni non autorizzate, con la differenza che quest'ultimo reato si configura nel solo caso in cui l'area oggetto di abuso sia già stata assentita in concessione.
La pronuncia muove dal presupposto che le opere realizzate non avevano determinato né una occupazione abusiva dell'area, né un ampliamento di quella autorizzata, poiché il ricorrente era munito di concessione demaniale marittima in corso di validità. Sicché, non poteva essere contestato il reato di arbitraria occupazione di area demaniale, ma soltanto il reato istantaneo di innovazioni non autorizzate “che si consuma al momento di ultimazione delle opere che costituiscono l'innovazione”. Ciò per il fatto che, il permanere delle innovazioni è un semplice effetto naturale della condotta dell'agente e non già, come nell'occupazione, un evento che si protrae nel tempo, con la conseguenza che il termine di prescrizione, di cui agli artt. 157, co. 1, e 162, co. 2, del Codice Penale, comincia a decorrere dall'ultimazione delle opere. Mentre resta fermo il potere dell'autorità competente di ingiungere in ogni tempo, anche dopo l'eventuale scadenza del termine di prescrizione, la rimessa in pristino dei luoghi entro un termine stabilito dalla stessa autorità e, in caso di inottemperanza, di provvedere d'ufficio a spese del contravventore.
La decisione della Cassazione conferma il costante indirizzo giurisprudenziale secondo cui la realizzazione di un'opera senza autorizzazione su area demaniale può integrare il reato permanente di abusiva occupazione se il godimento dell'area viene sottratto alla fruibilità collettiva, mentre configura il reato istantaneo di illecita innovazione nel caso in cui la nuova opera non determini alcuna limitazione al godimento comune del bene. Ne consegue, ad esempio, che è stata configurata come innovazione non autorizzata la realizzazione di opere e strutture in difformità da quelle previste dalla originaria concessione per il fatto che tali opere e strutture erano state realizzate “all'interno della zona di demanio che l'imputata occupava legittimamente in base ad una regolare concessione demaniale e che quindi non hanno comportato una abusiva occupazione di una area demaniale ne' un arbitrario allargamento dell'area legittimamente occupata” (Cort. Cass., sez. III, sent. n. 20766/2006).
Avv. Giuseppe Acierno