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Anomalia dell’offerta e rapporto con l’utile esiguo.

Il Consiglio di Stato ha ribadito che “la serietà ed attendibilità dell’offerta formulata dal singolo concorrente devono essere valutate in modo complessivo e non anche in un’ottica (per così dire) «monadologica», volta – cioè – a riguardare in modo atomistico le singole componenti dell’offerta”.
In applicazione di tale principio, il Supremo Collegio ha precisato che, in tema di valutazione dell’offerta e del relativo procedimento di verifica, devono ritenersi ormai acquisiti i seguenti principi:
a) “il procedimento di verifica dell’anomalia non ha carattere sanzionatorio e non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, mirando piuttosto ad accertare se in concreto l’offerta, nel suo complesso, sia attendibile ed affidabile in relazione alla corretta esecuzione dell’appalto”;
b) “il corretto svolgimento del procedimento di verifica presuppone l’effettività del contraddittorio (tra amministrazione appaltante ed offerente)”, di cui costituiscono necessari corollari: l’assenza di preclusioni alla presentazione di giustificazioni ancorate al momento della scadenza del termine di presentazione delle offerte, la immodificabilità dell’offerta ed al contempo la sicura modificabilità delle giustificazioni, l’ammissibilità di giustificazioni sopravvenute e di compensazioni tra sottostime e sovrastime (purché l’offerta risulti nel suo complesso affidabile al momento dell’aggiudicazione);
c) “il giudizio di anomalia o di incongruità dell’offerta costituisce espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile solo in caso di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale che rendano palese l’inattendibilità complessiva dell’offerta”.
Per altro verso, la circostanza che la valutazione di congruità deve essere globale e sintetica - senza concentrarsi esclusivamente sulle singole voci di prezzo - non impedisce all’amministrazione appaltante e, per essa, al seggio di gara di limitarsi a domandare giustificazioni per le sole voci sospette di anomalia e non anche per le altre, poiché comunque “il concorrente, per illustrare la propria offerta e dimostrarne la congruità, può fornire, ex art. 87, 1º comma, d. lgs. n. 163 del 2006, spiegazioni e giustificazioni su qualsiasi elemento dell’offerta e quindi anche su voci non direttamente indicate dall’amministrazione come incongrue, così che se un concorrente non è in grado di dimostrare l’equilibrio complessivo della propria offerta attraverso il richiamo di voci ed elementi diversi da quelli individuati nella richiesta di giustificazioni, in via di principio ciò non può essere ascritto a responsabilità della stazione appaltante per erronea o inadeguata formulazione della richiesta di giustificazioni (in termini, cfr. Cons. Stato, sez. V, 5 settembre 2014, n. 4516)”.
A questo riguardo, inoltre, il Collegio ha avuto modo di evidenziare che perfino un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio importante, come nel caso di pubblicità, curriculum, ovvero dell’essersi aggiudicata e dell’avere poi portato a termine un prestigioso appalto. Proprio per tale ragione, “nel caso di un’offerta economica composta da più voci e che non sia, perciò, complessivamente pari a zero è necessario ponderare, per comprendere se ci si trovi di fronte ad un’offerta affidabile e seria, l’offerta nel suo complesso”. A questo fine, dunque, la stazione appaltante deve, da un lato, accertare che l’indicazione di un valore pari a zero di una componente dell’offerta non impedisca la valutazione dell’offerta stessa o delle altre offerte presentate dai concorrenti; e, dall’altro, soprattutto sulla scorta dell’importanza della voce dell’offerta per la quale è stato indicato un valore zero, deve accertare che ciò non sia sintomatico della scarsa serietà dell’offerta nel suo complesso, segnatamente verificando che il concorrente tragga comunque un utile dalla propria offerta complessiva.
Avv. Giuseppe Acierno