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Appalti di servizi e responsabilità del professionista - sulla prova del danno.

Con una recente sentenza in materia di responsabilità professionale, il Tribunale di Roma, Sez. XIII, 4/10/2017 n. 18686 ha dichiarato infondata la domanda risarcitoria attorea per mancanza di prova del danno allegato.
Nella specie, la società ricorrente evocava in giudizio un architetto, che aveva assunto la qualità di direttore dei lavori per un appalto, affinché ne venisse accertata la responsabilità contrattuale nell’esercizio delle proprie prestazioni. Al professionista si contestava l’omessa predisposizione di misure tecniche necessarie a garantire la corretta esecuzione delle opere, l’asseverazione unilaterale circa l’esecuzione dell’opera a regola d’arte prima dell’esecuzione dei lavori nonché la circostanza che il professionista aveva omesso di relazionarsi con la società committente, al fine di consentirle di tutelarsi dalle inadempienze della ditta esecutrice.
Tuttavia, con la pronuncia in commento, il Tribunale adito ha dichiarato infondata la domanda attrice, basandosi sulla mancanza di un presupposto indispensabile per il risarcimento, ossia la prova del danno. Innanzitutto, il Tribunale di Roma ha evidenziato che, pur apparendo dimostrata l’esistenza di un rapporto di mandato professionale intercorso fra le parti, la richiesta di parte attrice di condanna dell’architetto al risarcimento del danno derivante dalle sue omissioni professionali appariva infondata per mancanza di prova fornita in ordine alla negligenza del convenuto e alla sussistenza del danno asseritamente subito.
Come evidenziato: “A fronte di tale danno allegato, tuttavia, si osserva che parte attrice non ha depositato in atti il capitolato di appalto (..). Il mancato deposito di tale capitolato d’appalto rende non verificabile se, all’interno del medesimo, fossero state previste delle specifiche pattuizioni relative all’esecuzione dei lavori volte a prevedere degli obblighi di comunicazione del direttore dei lavori, in relazione alle varie fasi ed in particolare al momento della attestazione di fine lavori, nei confronti della parte committente dell’appalto”.
In definitiva, in assenza della produzione del capitolato d’appalto, contenente l’esatta descrizione dei lavori da eseguire, risultava difficile verificare in giudizio, attraverso l’istruttoria, che vi fosse stata o meno una incompleta o viziata esecuzione dei lavori da parte della ditta esecutrice; circostanza, questa, sufficiente ad escludere la invocata responsabilità risarcitoria del professionista.
Avv. Giuseppe Acierno