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Dal primo luglio addio alla retribuzione in contanti.

È ormai prossima l’entrata in vigore delle norme della legge di Bilancio 2018, ed in particolare dei commi da 910 a 913, che stabiliscono, appunto, l'uscita di scena dei contanti nel pagamento delle retribuzioni.
Dal primo luglio datori di lavoro e committenti non potranno in alcun modo retribuire in contanti i lavoratori, qualsiasi sia il rapporto di lavoro instaurato. Fanno eccezione, come ha avuto modo di precisare l'Ispettorato del Lavoro nella nota n. 4538/2018, “i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale”. Chi non rispetta la regola rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che varia dai 1.000 ai 5.000 euro.
L'Ispettorato del Lavoro precisa, inoltre, che la sanzione sarà applicata a chi tenta di eludere la norma, annullando l'assegno emesso o revocando il bonifico subito dopo averlo effettuato. Tra i casi sanzionabili, infatti, c'è anche quello in cui “il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l'assegno emesso venga annullato prima dell'incasso”. Ciò è quanto si legge nella nota dell'INL.
Pertanto, aggiunge l'Ispettorato del Lavoro, “ne consegue che, ai fini della contestazione si ritiene sia necessario verificare non soltanto che il datore di lavoro abbia disposto il pagamento utilizzando gli strumenti previsti ex lege ma che lo stesso sia andato a buon fine”.
Come si dovrà pagare dal primo luglio?
La retribuzione potrà essere versata attraverso un istituto di credito o un ufficio postale. Ovviamente il lavoratore deve avere un conto o un iban. La retribuzione può essere anche liquidata con assegno o con strumenti di pagamento elettronico. Il contante può essere versato al lavoratore, con mandato di pagamento, solamente presso lo sportello bancario, o postale, dove il datore di lavoro ha un conto corrente.
Avv. Giuseppe Acierno