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Divieto per il giudice di individuare una prestazione intermedia tra progetto di massima ed esecutivo.

Con una recente sentenza la Corte di Cassazione ha espresso un principio di diritto a lume del quale "la tariffa professionale degli ingegneri ed architetti non consente di configurare una prestazione intermedia tra il progetto esecutivo e quello di massima, per cui il giudice non può, ai fini della liquidazione del compenso, qualificare un progetto come parzialmente esecutivo, ma, procedendo alla verifica dei dati e delle caratteristiche del progetto medesimo nella sua globalità e facendo ricorso - se necessario - al criterio della prevalenza, deve qualificarlo di massima, se esso esprime le linee essenziali e le direttive fondamentali e generali dell'opera nel momento della ideazione e rappresentazione, anche se in concreto sia provvisto di elementi che superano gli stretti limiti del progetto di massima, ovvero esecutivo, se contiene lo sviluppo completo e particolareggiato dell'opera, con tutti i dati e gli elementi necessari alla sua concreta attuazione, pur se presenti marginali insufficienze o lacune e manchi di qualche particolare attinente all'esecuzione dell'opera".
Da tale statuizione discende che, nel caso in cui il compenso del professionista non sia "ab origine" pattuito tra le parti, il giudice nel pronunciarsi sul "quantum" spettante dovrà prendere in considerazione le effettive caratteristiche possedute dal progetto e, a tal punto, qualificarlo o di massima o esecutivo, essendogli fatto divieto di individuare una terza "species" intermedia.
Pertanto, il compenso che verrà liquidato al professionista sarà strettamente ancorato all'effettiva prestazione svolta, ciò che, di fatto, risulta essere un presidio posto a garanzia del professionista stesso. Tale principio di diritto, infatti, riduce notevolmente la discrezionalità del giudice, il quale, nell'operare la propria valutazione, dovrà attenersi a rigidi elementi tecnico-fattuali.
Dott. Giuseppe Acierno