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E’ illegittima la modifica “ex post” delle clausole del bando di concorso.

L’amministrazione che intenda restringere la cerchia dei candidati che possono partecipare ad un concorso a posti di pubblico impiego ha l’onere di indicare già nel bando di concorso, in maniera univoca e tassativa i requisiti di ammissione, mentre le è inibito procedere all'integrazione "ex post" dei predetti requisiti.
Ciò è quanto recentemente ribadito dal Consiglio di Stato, Sez. IV, 06/04/2017, n. 1607, rinviando ad un indirizzo pretorio ormai consolidato. Ne deriva che “devono ritenersi illegittime le note con cui la stazione appaltante, rispondendo a quesiti, introduce, ad integrazione del bando di gara, ulteriori requisiti per la partecipazione ad una gara di appalto, atteso che le stesse travalicano la lex specialis di gara, che deve essere osservata integralmente dalla stessa Stazione appaltante e non può essere da quest'ultima disapplicata, se non previa modificazione nelle forme con le quali è stata adottata”.
Come rilevato dal Collegio, una volta pubblicato il bando di concorso le relative clausole rimangono insensibili a qualsivoglia modifica e, persino, alle sopravvenienze normative. Ne deriva che l'Amministrazione procedente, ove ritenga che il bando sia affetto da errori, lacune, ovvero necessiti di essere integrato, non può procedere a modificarlo, ma deve semmai ritirarlo in autotutela ed emetterne uno nuovo, emendato dalle lacune riscontrate.
Ciò, soprattutto, in ossequio alla tutela dell'affidamento sulle prescrizioni del bando, riposto da coloro che hanno partecipato al concorso. Tali principi, di diretta derivazione anche europea, sono stati a più riprese affermati dalla giurisprudenza, sia con riferimento alla materia dei pubblici concorsi, sia con riferimento alle gare (ex multis: Cons. Stato, Sez. VI, 29 luglio 2008, n. 3779; Cons. Stato, Sez. III, 13 gennaio 2014, n. 98).
Avv. Giuseppe Acierno