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Il vincolo di "attrezzature di interesse pubblico" impartito dal PRG ha sempre contenuto conformativo e non espropriativo.

A mente della recente sentenza del Consiglio di Stato, sez. IV, sent. n. 5125/2018 "I vincoli apposti dal Comune in sede di piano regolatore generale ai fini della zonizzazione delle aree hanno natura conformativa e non espropriativa; in particolare, il vincolo di destinazione urbanistica “zona attrezzature di interesse pubblico” impresso ad un'area dal piano regolatore generale non ha natura sostanzialmente espropriativa tale da comportarne la decadenza quinquennale, bensì costituisce un vincolo conformativo con validità a tempo indeterminato e senza obbligo di indennizzo in quanto le attrezzature in questione (nella fattispecie verde di quartiere) sono realizzabili anche ad iniziativa privata o promiscua in regime di economia di mercato e non dal solo intervento pubblico”.

Con questa motivazione il Consiglio di Stato ha recentemente ribadito il principio che il vincolo del PRG alla zonizzazione rientrano, appunto, tra quelli avente carattere conformativo, al quale il privato si deve attenere, e non, invece, tra i vincoli di tipo espropriativo, finalizzati alla realizzazione di un’opera e soggetti pertanto a un indennizzo.

Tale orientamento - ricordano inoltre i giudici - risulta peraltro in linea con quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 179 del 20 maggio 1999, che ha sancito appunto il principio per cui non sono annoverabili tra i vincoli espropriativi quelli derivanti da scelte urbanistiche realizzabili anche attraverso l'iniziativa privata”.

Con questa motivazione i giudici hanno respinto l’appello di un residente nel Comune di Forte dei Marmi che aveva perso il ricorso al TAR Toscana, di fronte al quale aveva impugnato una delibera di Consiglio Comunale con la quale veniva respinta l’osservazione del proprietario volta a conseguire la modifica di destinazione d'uso del terreno da verde pubblico a residenziale.

Nella pronuncia i giudici di Palazzo Spada confermano i principali motivi alla base della decisione TAR Toscana. Il primo è che “la destinazione di un terreno a verde attrezzato operata dallo strumento urbanistico non può qualificarsi come vincolo espropriativo”. La seconda è che “nel caso di specie la destinazione a verde attrezzato con la disciplina di cui alla sottozona G2 non implica il venir meno di ogni possibilità di utilizzo del terreno da parte del proprietario poiché detta disciplina, per quanto restrittiva, consente la costruzione di un chiostro e di attrezzature per il gioco libero”.

Avv. Giuseppe Acierno