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Incapacità dell’imprenditore colpito da una interdittiva antimafia a ricevere risarcimenti per danni subiti da una PA.

Niente soldi pubblici per l'imprenditore colpito da interdittiva antimafia. Il principio, in parte affermato da precedenti sentenze del Consiglio di Stato, viene notevolmente ampliato da una pronuncia n. 3/2018 emessa dall'Adunanza Plenaria di Palazzo Spada.
La sentenza in commento contiene due novità di rilievo. La prima è che il risarcimento dovuto per danni patiti dall'impresa a causa della PA, ancorché non sia una fattispecie espressamente citata, viene ricondotta alla generica indicazione di “altre erogazioni ... comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità Europee, per lo svolgimento di attività imprenditoriali” contenuta nel codice Antimafia. La seconda novità è che la perdita del risarcimento include anche il caso in cui quest'ultimo sia stato deciso con sentenza passata in giudicato.
Il caso discusso in Adunanza Plenaria è stato originato da un lungo e complesso contenzioso al termine del quale l'impresa avrebbe dovuto ricevere dal Comune un risarcimento di 123.000 euro. Nelle ultime fasi del contenzioso è emersa la circostanza di una informativa interdittiva antimafia a carico dell'impresa emessa dalla Prefettura. Circostanza, quest'ultima, non dichiarata dall'impresa.
Al di là del complesso andamento del contenzioso, la V Sezione del Consiglio di Stato, dopo aver rilevato che la questione può dar luogo a contrasti di giurisprudenza, sintetizza le due seguenti questioni da sciogliere:
1) se l'interdittiva antimafia possa “precludere il versamento in favore dell'impresa di somme dovute a titolo risarcitorio in relazione a una vicenda sorta dall'affidamento (o dal mancato affidamento) di un appalto”;
2) “se osti a tale prospettazione il generale principio dell'intangibilità della cosa giudicata”.
Sulla prima questione, l'Adunanza Plenaria, muovendosi nel solco di simili sentenze, afferma che le erogazioni pubbliche precluse all'impresa colpita da informativa interdittiva antimafia possono anche avere carattere risarcitorio. Sulla seconda questione, invece, si indica una soluzione che “taglia la testa al toro”, per così dire, ovvero, l'impresa colpita da interdittiva entra in una condizione giuridica di incapacità ad assumere o a mantenere la titolarità “non già dei soli diritti accertati con la sentenza, ma, più in generale, di tutte le posizioni giuridiche comunque riconducibili all'ambito delineato dall'art. 67 del Codice delle leggi antimafiaL'Adunanza Plenaria (affermano i giudici) ritiene che la questione ad essa sottoposta trovi soluzione nella definizione in termini di "incapacità" ex lege dell'effetto derivante dalla interdittiva antimafia sulla persona (fisica o giuridica) da essa considerata, di modo che il ricorso per l'ottemperanza è da dichiararsi, conseguentemente, inammissibileL'avere inquadrato l'effetto prodotto dall'interdittiva antimafia in termini di "incapacità" rende possibile comprendere come non assuma rilievo, nel caso di specie, il problema della “intangibilità del giudicato”.
In altre parole, non conta tanto il se, il come o il quando la PA sia obbligata a risarcire l'impresa, conta invece se l'impresa sia in condizione o meno di poter incassarlo. E la risposta breve è no; l'impresa, finché perdurano le motivazioni sottostanti all’interdittiva, non ha la capacità giuridica a ottenere il risarcimento, anche se questo è stato deciso da un giudice. La condizione di incapacità cessa una volta cadute le motivazioni che hanno causato l'iterdittiva.
Una volta che venga meno l'incapacità determinata dall'interdittiva quel diritto di credito, riconosciuto dalla sentenza passata in giudicato, “rientra” pienamente nel patrimonio giuridico del soggetto, con tutte le facoltà ed i poteri allo stesso connessi, ivi compresa l'actio iudicati dal quale era temporaneamente uscito, e ciò non in quanto una causa esterna (il provvedimento di interdittiva antimafia) ha inciso sul giudicato, ma in quanto il soggetto che è stato da questo identificato come il titolare dei diritti ivi accertati torna ad essere idoneo alla titolarità dei medesimi. Né la titolarità del diritto ovvero la concreta possibilità di farlo valere, una volta recuperata la piena capacità giuridica, potrebbero risultare compromessi, posto che, come è noto, ai sensi dell'art. 2935 c.c. “la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”.
Avv. Giuseppe Acierno