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L’ospedale risponde dei danni cagionati al paziente per le precarie condizioni igieniche della sala operatoria.

Con una recentissima sentenza del Tribunale di Palermo, Sez. III civ. (n. 1064/2017), è stata accolta la domanda di risarcimento del danno formulata da un operaio che aveva contratto l’osteomielite a causa delle cattive condizioni igieniche dalla sala operatoria. L’operaio, assistito dallo Studio legale S&R - Scozzari Rotigliano, ha ottenuto l’integrale risarcimento del danno biologico sofferto.
La pronuncia in commento si segnala per il richiamo alle Sezioni Unite, ed ha ulteriormente chiarito i termini del riparto dell’onere probatorio tra medico/struttura ospedaliera e paziente, nel caso delle c.d. infezioni nosocomiali.
In particolare, secondo il TribunaleIn tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell'onere probatorio, l'attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto (o il contatto sociale) e l'aggravamento della patologia o l'insorgenza di un'affezione ed allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato. Competerà al debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (Cass. civ. sez. un., n. 577/2008; nello stesso senso, cfr. anche la più recente Cass. civ. n. 4764/2016 e n. 8473/2015)”.
Il Tribunale ha altresì fatto il punto sulla natura della responsabilità del medico e della struttura ospedaliera ed ha statuito che trattasi di responsabilità contrattuale. È cosi per la struttura ospedaliera “avendo il rapporto tra paziente ed ente ospedaliero (o casa di cura) fonte in un atipico contratto a prestazioni corrispettive con effetti protettivi nei confronti del terzo, da cui insorgono obbligazioni di natura mista a carico dell’ente”, ma anche per l’obbligazione del medico, la cui responsabilità, “non risulta fondata su un contratto, ma sul c.d. “contatto sociale””.
Avv. Serena Viola