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La ONLUS che supportano i medici che ivi prestano la propria attività sanitaria non è soggetta ad autorizzazione.

L’attività svolta da un’associazione di volontariato di supporto ai medici, che ivi svolgono le proprie prestazioni professionali, deve essere ricondotta alla categoria degli studi e non degli ambulatori. Tale attività, pertanto, non rientra fra quelle soggette ad autorizzazione ex art. 8-ter, d. lgs.vo n. 502/1992.
Questo è il principio di diritto espresso dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. III, 9/1/17, n. 23) con riguardo ad una controversia che traeva origine da una diffida alla prosecuzione dell’attività odontoiatrica adottata dalla Regione Lazio nei confronti di una Onlus, in quanto asseritamente carente dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria.
Ai sensi dell’art. 8-ter, d. lgs.vo n. 502/1992, “Sono soggette alle autorizzazioni alla realizzazione e all'esercizio: a) le strutture che erogano prestazioni di assistenza specialistica, in regime ambulatoriale ivi comprese quelle riabilitative” (co. 1); inoltre “Sono soggette all'autorizzazione all'esercizio, altresì, le attività di assistenza domiciliare, gli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie, ove attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente, nonché le strutture esclusivamente dedicate ad attività diagnostiche” (co. 2).
Secondo l’interpretazione giurisprudenziale prevalente, la norma appena richiamata si pone in linea di continuità con la disciplina previgente, dettata dall’art. 193 r.d. n. 1265/1934, ai sensi del quale non erano sottoposte ad autorizzazione indistintamente tutte le attività sanitarie espletate da soggetti privati, ma soltanto quelle che davano luogo a una certa organizzazione di mezzi e di strutture, come ambulatori, case di cura e gabinetti di analisi (cfr. Cons. Stato, n. 728/1984; TAR Sicilia, Catania, sez. II, n. 283/08). A riprova della natura imprenditoriale dell’attività sanitaria venivano considerati vari indici, fra cui una minima organizzazione di mezzi e persone diretta a gestire tale attività, l’attrezzatura sanitaria di cui era dotato l’ambulatorio, la pubblicità diretta a rappresentare i vari sistemi tecnologici e di diagnosi. Diversamente, secondo la precedente disciplina non erano soggetti ad autorizzazione gli studi medici, in quanto si caratterizzavano per l’assoluta prevalenza dell’elemento professionale rispetto a quello organizzativo.
Con la sentenza del 9/1/17 n. 23, la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha offerto un diverso criterio distintivo, osservando che l’introduzione dell’art. 8-ter nel d. lgs.vo n. 502/92 ha di fatto superato la previgente normativa (art. 193 r.d. n. 1265/1934), rendendo necessaria l’autorizzazione, non più soltanto con riferimento agli ambulatori, ma anche per gli studi medici che espletano determinate attività.
In particolare, occorre verificare se lo studio medico offra o meno procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità e rischiosità. A parere del Collegio tale criterio, che guarda alla natura dell’attività esercitata, “offre maggiori garanzie, consentendo di valutare preventivamente i requisiti rispetto ad un ambito più vasto di operatori sanitari”. Pertanto, nonostante il sussistente profilo organizzativo, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’associazione di volontariato non avesse bisogno dell’autorizzazione in parola, poiché “la gestione da parte dell’associazione di volontariato è limitata alle attività di supporto ai singoli medici; in due sole stanze sono ubicati due “riuniti odontoiatrici” utilizzati alternativamente dai medici volontari che offrono a turno gratuitamente prestazioni ai pazienti presentati dalle Parrocchie, dagli assistenti sociali e (informalmente) dalle ASL; i medici hanno un rapporto diretto con i pazienti e stabiliscono in totale autonomia le prestazioni da effettuare ed il calendario degli appuntamenti, provvedendo in proprio all'assicurazione dei rischi professionali; gli odontotecnici sono presenti solo per consegnare le protesi mobili ordinate dai medici e realizzate presso i propri laboratori; esiste, sì, un direttore sanitario, ma costui svolge esclusivamente il coordinamento delle richieste dei medici di materiali ed attrezzature e cura la manutenzione delle apparecchiature. Sembra al Collegio che l’insieme di tali elementi denoti un quadro organizzativo tale da ricondurre l’appellata tra gli studi odontoiatrici, anziché tra gli ambulatori odontoiatrici”.
Dott. Giuseppe Acierno