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La P.A. può imporre modifiche minime sul progetto presentato dal privato con la s.c.i.a..

Con la sentenza n. 4176/15, il Consiglio di Stato afferma che i provvedimenti in materia edilizia possono contenere prescrizioni, correttivi e integrazioni minime o di esigua entità rispetto alla domanda avanzata dal cittadino. Di contro, è fatto divieto di imporre stravolgimenti progettuali.
Secondo quanto prospettato dal Consiglio di Stato, l’amministrazione ha la possibilità di chiedere chiarimenti in merito all’elaborato progettuale presentato; cessa, dunque, il binomio assenso – diniego ed emerge il c.d. “dissenso costruttivo”.
L’amministrazione è, così, tenuta a suggerire al privato eventuali rimedi da apportare alla richiesta, così che essa possa essere approvata.
Tale maggior articolazione del procedimento, comunque, potrebbe rivelarsi, in astratto, rischiosa per l’amministrazione. Difatti, una volta che il privato abbia apportato le modifiche progettuali suggerite dalla PA, non sarà più possibile per quest’ultima tornare indietro e/o rimettere in discussione tematiche non affrontate in precedenza. Si tratta, al riguardo, del c.d. principio del “one shot”, secondo il quale “l'amministrazione ha l'obbligo di esaminare l'affare nella sua interezza, sollevando, una volta per tutte, l'insieme delle questioni che ritenga rilevanti, dopo di ciò non potendo tornare a decidere sfavorevolmente neppure in relazione a profili non ancora esaminati (c.d. one shot). Tale regola può soffrire di una limitata eccezione unicamente in relazione a rilevanti fatti sopravvenuti o che non sono stati esaminati in precedenza per motivi indipendenti dalla volontà dell'amministrazione ovvero su una nuova normativa” (TAR Liguria, sez. II, sent. n. 541/2015).
Dott. Giuseppe Acierno