MENU ×

Norme antisismiche e responsabilità del direttore dei lavori.

Si segnala una sentenza della Corte di Cassazione ( Sez. pen. IV, 10/5/16, n. 36285 ) in tema di attribuzione al professionista, che sia chiamato ad occuparsi di lavori che incidono su una limitata porzione dell’edificio, dell’obbligo di garantire sia la corretta esecuzione dei lavori affidati sia la complessiva sicurezza dell’edificio.
Nella vicenda in esame, un professionista era stato incaricato da un condominio di progettare e dirigere i lavori per opere di manutenzione straordinaria (consistenti nell’incamiciatura di sei pilastri in calcestruzzo armato) di un palazzo sito in L’Aquila. A seguito del crollo dell’edificio, dovuto al noto sisma del 2009, il professionista veniva convenuto in giudizio per vedersi contestare, oltre all’omessa vigilanza sulla corretta esecuzione dei lavori, l’attestazione che le realizzate opere di manutenzione rispondevano alle norme edilizie, urbanistiche e di sicurezza vigenti. Sicché, in ultima analisi, si evidenziavano in giudizio i profili di negligenza, imprudenza ed imperizia del professionista nell’espletamento dell’incarico affidatogli, per non avere effettuato quest’ultimo, né in via preventiva né in via successiva, idonea valutazione di adeguatezza statica e sismica delle strutture dell’edificio.
Orbene, sebbene “Non sembra seriamente discutibile – osserva la Cassazione - che il progettista e direttore dei lavori sia tenuto a garantire che gli stessi siano eseguiti a regola d'arte: lo è sulla scorta del contratto che lo lega al committente”, al contempo, “è palese che l’obbligo di garanzia non può andare oltre l’oggetto del rapporto contrattuale; e quindi non può concernere opere che non siano investite dell’attività del progettista e/o direttore dei lavori. Ove si tratti di opere del tutto autonome rispetto ad altre già esistenti in situ o in via di realizzazione non può pretendersi dal tecnico delle prime che si faccia carico della conformità e più genericamente della sicurezza di opere rispetto alle quali non vi è norma di diritto privato o di diritto pubblico che gli riconosca un potere di intervento”.
Nel caso di specie, la Corte ha osservato che l’edificio in questione (come risultava da accertamento giudiziario), sin dal momento della sua risalente realizzazione, nascondeva gravissime fragilità strutturali, effetto di errori di valutazione compiuti dai progettisti e dalla ditta esecutrice dei lavori di edificazione, soprattutto per quanto riguardava la qualità del calcestruzzo utilizzato. E, per altro verso, il professionista incaricato delle opere di manutenzione straordinaria aveva il solo obbligo giuridico di osservare la normativa antisismica all’epoca vigente, la quale implicava l’accertamento della consistenza dei pilastri sui quali eseguire l’intervento.
Non si è affermato, quindi, un obbligo di intervento o di segnalazione di difetti che attenevano a ulteriori e differenti porzioni dell'edificio; ma di un obbligo delimitato all'opera affidata alle cure del” direttore dei lavori, osserva la Cassazione. “E occorre intendersi: non già di un obbligo di segnalazione ai committenti ma di un obbligo di ben eseguire il mandato conferito; il che avrebbe di per sé attivato una serie di effetti a cascata senza alcun ulteriore intervento del” direttore dei lavori, “poiché - … - sarebbe stato compito del committente nominare il collaudatore e questi sarebbe stato tenuto a riportare al medesimo l'esito – che si può certamente ritenere negativo - del collaudo”.
Avv. Serena Viola