MENU ×

Occupazione illegittima - finché dura non decorre il termine di prescrizione per il risarcimento.

In caso di procedura espropriativa, qualora la stessa non sia stata utilmente conclusa, tanto da rendere l’occupazione delle aree da parte della P.A. "sine titulo", il proprietario può chiedere il risarcimento del danno da occupazione illegittima per tutto il periodo in cui è stato privato del possesso del bene.
È quanto ha ribadito il Tar Campania con la sentenza n. 4152 del 2 settembre 2016.
Tale risarcimento è dovuto dal momento in cui l'occupazione, intervenuta a seguito della presa di possesso, è divenuta illegittima, fino alla giuridica regolarizzazione della fattispecie, ovvero sino alla restituzione del bene (salva la possibilità per l'Amministrazione o per l'ente delegato di avvalersi in via postuma, valutati gli interessi in conflitto, dello strumento di cui all’art. 42 bis D.P.R. n. 327 del 2001).
Tanto precisato, ai fini della quantificazione del ristoro per l'indebita occupazione, occorre tener conto che l'illecito permanente deve essere risarcito per ogni anno di abusiva occupazione.
A dire del Giudice Amministrativo, infatti, la condotta dell'Amministrazione integra gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana per danno ingiusto, ravvisandosi in tali vicende sia il compimento di un atto illecito, derivante da un'occupazione "sine titulo" dei terreni in proprietà privata, sia l'elemento psicologico della colpa, per la negligenza dimostrata nella mancata conclusione della procedura espropriativa, sia il nesso causale tra l'azione appropriativa e il danno patito per effetto della sottrazione del bene e la trasformazione dei luoghi.
Nella pronuncia in commento, il Tar partenopeo, con specifico riferimento al fatto illecito ed alla giurisprudenza formatasi in materia, ha avuto modo di precisare:
«a) è da ritenersi definitivamente espunto dall'ordinamento giuridico l'istituto dell'occupazione acquisitiva, di origine giurisprudenziale, che -in presenza di una dichiarazione di pubblica utilità o di una dichiarazione d'indifferibilità e urgenza esplicita o implicita, dell'occupazione dell'area e dell'irreversibile trasformazione del fondo, nonché della scadenza del termine di occupazione legittima ma senza adozione di un decreto di esproprio-, ipotizza un acquisto a titolo originario della proprietà del fondo in capo all'Amministrazione occupante, legittimando il privato proprietario ad agire esclusivamente per il risarcimento del danno. La C.E.D.U., già nel 2000, ha, infatti, affermato che l'acquisto della proprietà per effetto di attività illecita viola l'art. 1 del Protocollo aggiuntivo della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. L'ordinamento giuridico non consente, pertanto, che un'Amministrazione pubblica, mediante un atto illecito o in assenza di un atto ablatorio, acquisti a titolo originario la proprietà di un'area altrui sulla quale sia stata realizzata un'opera pubblica o d'interesse pubblico;
b) ciò comporta che, anche se l'opera risulti ultimata, finché dura l'illegittima occupazione del bene senza che vi sia un eventuale titolo idoneo a determinare il trasferimento della proprietà in capo all'Amministrazione medesima, non decorre alcun termine di prescrizione ai fini dell'eventuale azione risarcitoria, data la palese natura permanente dell'illecito dell'Amministrazione (T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 3.07.2013, n. 757)».
Avv. Serena Viola