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Sui beni sottoposti a vincolo la direzione dei lavori di restauro è riservata agli architetti.

La direzione lavori è riservata agli architetti per il restauro e recupero di edifici vincolati, in quanto beni culturali e di interesse storico-artistico. È quanto sottolinea il TAR Napoli nella sentenza n. 3718/2018.
Nel caso di specie un comune aveva indetto una gara tra architetti facendo applicazione dell’art. 52 del R.d. n. 2537/1925, che riserva questo tipo di progettazione e direzione lavori proprio ai menzionati professionisti.
La stessa norma consente, però, che la parte tecnica possa essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere, ed appunto, nel caso specifico, un ingegnere, precedente progettista, contestava la gara riservata agli architetti, perché, a suo parere, i lavori erano di matrice impiantistica.
Il TAR ha respinto il ricorso dell’ingegnere, dando maggior peso alla tipologia dei lavori ed alla circostanza che l’impresa esecutrice possedeva la categoria OG2, che abilita a restauro e manutenzione di immobili sottoposti a tutela.
Il criterio generale posto dalla norma tende a garantire che i progetti su immobili di particolare interesse siano affidati a professionisti forniti di specifica preparazione. Agli ingegneri, su tali immobili, rimangono quindi solo lavori di natura prevalentemente tecnica, quali l’adeguamento impiantistico, l’intervento su alcune parti strutturali per rimuovere barriere architettoniche, senza intaccare, comunque, l’aspetto estetico dell’immobile.
Dunque, l’ingegnere può progettare e seguire gli impianti elettrici e idrici, di riscaldamento, trasmissione dati, antincendio, realizzare anche una scala esterna, ma senza mai interferire con valori architettonici, artistici e culturali.
Ad esempio, eccede dalle competenze dell’ingegnere l’intervento di efficientamento su un immobile vincolato, se si prevede la sostituzione di infissi esterni, l’isolamento termico mediante pannelli, la demolizione di un tetto; per tali interventi, infatti, è necessario un architetto o quanto meno un progetto a firma congiunta.
La riserva agli architetti opera tutte le volte che siano necessarie scelte culturali connesse ad una specifica preparazione accademica nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico, restando nella competenza dell’ingegnere la parte tecnica, ossia le attività progettuali e di direzione lavori che riguardano l’edilizia civile, ad esempio un impianto di riscaldamento.
La riserva per l’architetto quindi prevale se le lavorazioni strutturali e impiantistiche sono residuali.
Avv. Giuseppe Acierno